Falsi Bergamo

All’interno del purtroppo sempre più fiorente commercio di reliquie cattoliche, che ormai da vari anni continua a svilupparsi indisturbato specie sulla piattaforma telematica eBay, desta particolare dolore e inquietudine quello che ha per oggetto le reliquie false.

Tanti fedeli cristiani inesperti, tutti i giorni, sborsano somme ingenti ad altrettanti vili imbroglioni, che macchiandosi del reato di raggiro e truffa vendono loro poveri e squallidi oggetti solo lontanamente somiglianti alle vere reliquie legittimamente distribuite dalla Chiesa cattolica.

Le colpe di cui questi impostori si rendono responsabili sono gravissime: non tanto dal punto di vista materiale, per i danni economici causati a tante persone oneste e pie; quanto soprattutto dal punto di vista morale, perché con il loro operato commettono il peggior tradimento, quello dei sentimenti d’amore, in questo caso dell’amore dei fedeli nei confronti di Dio e dei suoi santi.

Anche per questo motivo, in passato, il sito web “forallthesaints.info” si è a lungo occupato di reliquie false, segnalandone i principali gruppi tipologici oggi in circolazione e denunciando i molti venditori senza scrupoli complici e responsabili del loro spaccio.

Poco prima che i curatori del sito, per cause di forza maggiore, fossero stati obbligati a desistere da una lotta quotidiana che, per la preponderanza numerica dei nemici da combattere, si era trasformata in un’autentica “fatica di Sisifo”, sostanzialmente inutile e vana, aveva cominciato a fare le sue prime timide apparizioni sul mercato una nuova categoria di falsi, spacciata soprattutto da commercianti italiani.

Essa si caratterizza per l’uso di teche modernissime, generalmente del tipo “a margherita”, in Zamak pressofuso argentato. Lo Zamak è una lega metallica (95% di zinco, con aggiunte di alluminio, magnesio e rame) di invenzione relativamente recente, il cui utilizzo per la fabbricazione di oggetti devozionali è cominciato negli anni Ottanta del secolo appena trascorso.

Tale datazione, sostanzialmente, coincide con quella deducibile dalle etichette identificative poste all’interno delle teche stesse, che appaiono essere state realizzate con una stampante a getto d’inchiostro collegata a un computer, e quindi non prima del 1995 circa.

Ad epoca assai vicina, su base stilistica, può coerentemente assegnarsi anche il disegno del sigillo rotondo in ceralacca rossa impresso sul retro delle teche, a teorica garanzia del loro contenuto.

Lo stemma raffigurato è allo scaglione ondato accompagnato da tre gigli, su scudo accollato a una croce patriarcale e sormontato da galero con cordelliera di quindici nappe. Tali ornamenti esterni, come tutti sanno, indicherebbero nel titolare dello stemma un cardinale arcivescovo.

In genere, le reliquie contenute in queste teche sono sempre o della Vera Croce o comunque di santi tra i più celebri e venerati della Chiesa cattolica. Si vedano, a titolo d’esempio, le sette teche del tipo di cui si parla, attualmente offerte su eBay (20 giugno 2008) dal venditore “atalanta2009” di Bergamo (Italia):

  • 300234259450, con presunta reliquia ex ossibus dei Santi Matteo e Andrea apostoli;
  • 300234259822, con presunta reliquia ex ossibus di Sant’Ilario papa;
  • 300234265710, con presunta reliquia ex ossibus di San Felice IV papa;
  • 300233425633, con presunta reliquia ex ossibus dei Santi Cosma e Damiano martiri;
  • 300234498752, con presunta reliquia materialmente non riconoscibile (ex capillis?) di San Giovanni Maria Vianney;
  • 290239511081, con presunta reliquia forse ex carne di San Charbel Makhlouff, monaco maronita e confessore;
  • 290240027710, con presunta reliquia ex ossibus di San Zaccaria, padre di San Giovanni Battista.

L’importanza in termini storici e devozionali di tali reliquie e la loro supposta illustrissima (e quindi autorevolissima) provenienza, però, contrastano con il rispettivo confezionamento all’interno delle teche, in tutti i casi sorprendentemente sciatto ed essenziale, se non perfino imperito e rozzo. E se da un lato, al contrario di quanto di solito si osserva sulle reliquie false, i loro cartigli identificativi non mostrano errori nell’utilizzo della lingua latina, essi spesso suscitano comunque un’analoga impressione negativa apparendo scritti, del tutto irritualmente, anche in lingua italiana o peggio in parte in latino e in parte in italiano.

Tante, troppe incongruenze, che dunque non potevano che incuriosire circa l’identità dell’ipotetico cardinale arcivescovo il quale, all’incirca nell’arco degli ultimi dodici anni, le avrebbe permesse ed avallate in seno alla propria curia episcopale.

Finora, purtroppo, le teche in questione sono sempre comparse sul mercato prive delle relative lettere di autentica, che teoricamente dovrebbero essere state rilasciate a nome di questa stessa eminentissima persona. Tuttavia, essendo esse corredate del sigillo, nientemeno, che di un cardinale arcivescovo recente, e per di più italiano come desumibile dalla lingua utilizzata in taluni cartigli, si poteva ritenere di poterlo comunque identificare, esaminando con pazienza gli stemmi degli appartenenti al Sacro Collegio vissuti nel corso dell’ultimo trentennio.

Per maggiore sicurezza si è addirittura voluto esagerare, estendendo la ricerca a tutti gli stemmi di tutti i cardinali (varie centinaia) i quali abbiano rivestito la sacra porpora dalla seconda metà dell’Ottocento a oggi, puntualmente e comodamente repertoriati sul prezioso sito web “araldicavaticana.com”.

Ebbene, questo faticoso lavoro ha dato esito completamente negativo: nel senso che lo stemma del sigillo impresso sulle teche in esame non risulta appartenere a nessuno dei cardinali attualmente membri del Sacro Collegio, né essere appartenuto a qualcuno tra quelli defunti dalla fine dell’Ottocento in avanti. Si può tranquillamente affermare, di conseguenza, che questo sia soltanto uno stemma di fantasia, fatto realizzare da qualche malintenzionato magari proprio ai fini della produzione di reliquie false.

Come modello, probabilmente, è stato tenuto presente lo stemma del cardinale arcivescovo di Firenze Ermenegildo Florit, elevato alla porpora nel 1965 e defunto nel 1985: esso infatti appariva graficamente simile, d’argento alla scaglione di nero accompagnato da tre rose di rosso. Si avrebbe, di conseguenza, un’altra famiglia di falsi dalle origini localizzabili nella regione Toscana, in Italia.

L’evidente falsificazione delle ben sette teche attualmente messe in vendita tutte assieme da “atalanta2009”, per concludere, spiegherebbe anche come mai, ad osservarli tutti assieme posti l’uno accanto all’altro, i frammenti ossei in esse racchiusi risultino sempre tutti uguali, al contrario dei nomi dei santi sulle loro etichette identificative.

Per comodità di esposizione, d’ora in avanti, si farà riferimento a questa nuova “famiglia” di reliquie cattoliche falsificate utilizzando la denonimazione convenzionale di “falsi Bergamo”.

GUIDO