Falsi Olanda

Da circa un paio d’anni, ogni settimana, un unico venditore professionale su eBay con base operativa in Olanda, tale “xxxxxxxxxxxxxxx”, assieme a molte delle solite teche con reliquie di evidente provenienza antiquariale mette in vendita anche due o più teche di un tipo molto particolare, immediatamente riconoscibile tra mille. Queste teche sono tutte accomunate da caratteristiche esteriori costanti, prima fra tutte l’essere non di metallo ma di cartoncino rivestito con stoffe dei tipi e dei colori più vari.

Le teche, anteriormente, sono chiuse da un vetro, e sul lato posteriore sono legate con un cordino rosso o giallo sigillato con la ceralacca rossa. La loro decorazione interna appare solitamente ricca, eseguita con elementi di recupero chiaramente d’epoca, come la carta goffrata a fiorami, le finte filigrane “à paperolles”, svariate passamanerie e le false gemme in vetro.

Sono teche, cioè, in pratica sempre uguali le une alle altre, con varianti veramente minime (figura 1).

Tuttavia, pur se chiaramente prodotte tutte dalla stessa mano, esse appaiono contrassegnate da tre diversi tipi di sigillo.

Il più frequente è un sigillo rotondo, recante nella metà superiore il disegno di un Calvario stilizzato (con al centro la croce immissa di Cristo affiancata dalle croci commisse dei due ladroni), e in quella inferiore il monogramma di Cristo IHS che sormonta un piccolo cuore umano (figura 2).

Segue, per numero di attestazioni, l’impronta di un sigillo rotondo con al centro la figura di un ostensorio raggiato, contornata dalla tradizionale giaculatoria in lingua francese: «Loué soit (à tout instant) Jésus au S(ain)t Sacrement» (figura 3).

Il terzo, molto meno frequente, anche se privo di iscrizioni è facilmente riconoscibile per lo stemma dell’ordine della Visitazione, con il cuore crucigero trapassato da due frecce in decusse, con al centro i monogrammi di Gesù e Maria tra loro intrecciati, il tutto all’interno di una cornice formata dalla corona di spine (figura 4).

Sicuramente in quest’ultimo caso, ma con ogni probabilità anche negli altri due, si tratterebbe quindi di sigilli appartenenti a congregazioni religiose femminili francesi. In effetti l’aspetto esterno, sia per lo stile sia per lo stato di conservazione (quantomeno apparente), farebbe credere tutte queste teche risalenti al tardo Ottocento o al massimo ai primi anni del secolo appena trascorso; cioè del tipo di quelle che, all’epoca, venivano prodotte all’interno dei monasteri di clausura femminili, destinate alla venerazione privata delle religiose o ad essere offerte in dono a qualche devoto benefattore, a parenti ed amici.

La produzione di simili oggetti, molto comuni specie in Francia, Germania e Italia, cessò improvvisamente nel 1917, quando la promulgazione del nuovo Codice di Diritto Canonico mise in chiaro una volta per tutte che la facoltà di autenticare le reliquie, contrassegnandole di sigilli e fornendole delle relative lettere di garanzia, era riservata ai soli cardinali, agli ordinari diocesani o a quegli altri funzionari ecclesiastici esplicitamente autorizzati con indulto papale.

Il canone 1283, par. 1, testualmente recita: «Publico cultu eae solae reliquiae in ecclesiis, quanquam exemptis, honorari possunt, quas genuinas esse constet authentico documento alicuius S.R.E. Cardinalis, vel Ordinarii loci, vel alius viri ecclesiastici cui facultas authenticandi indulto apostolico sit concessa». A ribadire ulteriormente il concetto lo stesso canone 1283, al successivo paragrafo 2, specificava che neppure ai Vicari generali delle singole diocesi, senza specifica autorizzazione, era permesso mettere in circolazione reliquie autentiche: «Vicarius Generalis nequit, sine mandato speciali, reliquias authenticas edicere».

La fabbricazione di questi “reliquiari monastici”, contrassegnati dai sigilli di semplici case religiose femminili, dunque, non poté protrarsi oltre gli anni della I Guerra mondiale. Di conseguenza, le teche “reliquiario” di cui ci stiamo occupando dovrebbero essere anch’esse anteriori a questa data. A questo punto, cominciano a presentarsi le prime di una lunga serie di incongruenze...

In alcune di queste teche, infatti, troviamo confezionate presunte reliquie di «Sainte Thérèse de Lisieux», che morta nel 1897 fu canonizzata da papa Pio XI nel 1925 (figura 1).

In altre vediamo reliquie (sempre di prima classe, naturalmente!) di San Jean-Marie Vianney, solitamente qualificato nelle rispettive etichette identificative come: «Saint Curé d’Ars»; ed è ben noto che questo santo parroco ascese alla suprema gloria degli altari in quello stesso anno giubilare 1925.

Molto richieste, evidentemente, sono anche le reliquie di Santa Maria Bernarda Soubirous, contrassegnate da etichette identificative in cui inequivocabilmente si legge: «Sainte Bernadette de Lourdes»; e la veggente di Lourdes, morta nel 1879, fu canonizzata solo nel 1933, sempre da papa Pio XI.

L’elenco degli anacronismi potrebbe continuare ancora a lungo, ma oltre quelli storici non mancano quelli tecnici, meritevoli anch’essi di essere evidenziati. L’aspetto tardo ottocentesco delle teche, infatti, non collima con il sistematico utilizzo pr la loro realizzazione, evidente anche dalle fotografie, di colle viniliche sintetizzate e messe in commercio solo nel secondo dopoguerra (come il Vinavil), e di etichette identificative realizzate con la stampante ad aghi di un computer, e perciò non prima del 1985 circa.

Le teche di cui ci stiamo occupando sono dunque false? Oppure possiamo crederle confezionate, seppure illegittimamente, da qualche vecchia monaca in qualche sperduto monastero francese, usando reliquie comunque autentiche eventualmente in suo possesso, per integrare con un simile piccolo traffico di oggetti sacri il proprio magro bilancio economico?

Diciamo subito che questa seconda ipotesi deve essere immediatamente scartata, per vari motivi.

Un primo elemento di sospetto, naturalmente, è rappresentato dal fatto che questi piccoli contenitori, senza dubbio realizzati ai giorni nostri a perfetta imitazione delle “teche reliquiario” monastiche ottocentesche, non solo mostrano l’utilizzo di materiali d’epoca, di recupero (circostanza di per sé già strana), ma anche un evidente tentativo di antichizzazione fraudolenta, ottenuta macchiandoli d’olio o sporcandoli di polvere sia all’esterno sia all’interno (che pure sarebbe dovuto essere ermeticamente chiuso). Si noti, in particolare, come sono stati sporcati i sigilli, cioè cospargendoli di polvere quando la ceralacca era ancora calda, proprio per mascherare il più possibile la loro recentissima origine.

A realizzare queste teche, dunque, è un semplice falsario. E neppure granché istruito...

Lo indicano, anzitutto, gli errori veramente grossolani che si riscontrano nelle etichette identificative delle varie reliquie, ogni qual volta queste, anziché nel solito francese evidentemente a lui familiare, sono state scritte in lingua latina.

La controprova decisiva, comunque, proviene dalle non poche “reliquie”, confezionate da questa persona, totalmente assurde, come ad esempio le numerose particelle “ex ossibus” di Santa Giovanna d’Arco («S(ain)te Jehanne (!) d’Arc», canonizzata nel 1920, nei cartigli identificativi!): tutti sanno, infatti, che non esistono reliquie di prima classe di questa giovane santa, bruciata sul rogo, perché le sue ceneri furono volutamente disperse tra le acque di un fiume (figura 5).

Il caso peggiore però, che sarebbe addirittura blasfemo se in realtà non dovesse considerarsi semplicemente demenziale, si è registrato proprio in queste ultime ore di domenica 19 ottobre 2008, con l’avvenuta vendita per la somma di 105,50 dollari americani, dopo ben 31 rilanci d’asta, del “multi reliquary” numero 350109123314 (figura 6). Si tratta di una teca rotonda di medie dimensioni, del solito tipo in cartone e stoffa già descritto, foderata di seta verde, con il sigillo del Calvario stilizzato, contenente attorno a una falsa gemma rossa in posizione centrale quattro reliquie “ex ossibus”, di dimensioni perfino non piccole, rispettivamente di San Filippo Neri, San Clemente Maria Hofbauer, San Stanislao Kostka e... incredibile a dirsi, della Beata sempre Vergine Maria, Madre del Signore e Salvatore nostro Gesù Cristo!!! Lo si evince, senza alcun dubbio (ma non senza un certo sgomento), dall’etichetta identificativa bilingue del frammento osseo, francese e latina, che testualmente recita: «S(ain)te Marie B(eata) M(aria) V(irgo)»!!!

L’autore di una tanto grossolana falsificazione, dunque, nonostante si sia ben organizzato procurandosi tre vecchi sigilli ecclesiastici (comunque appartenenti a soggetti non autorizzati ad autenticare reliquie) e imitando piuttosto fedelmente certe vecchie teche, non può che essere individuato tra le persone non cattoliche. Altro che qualche anziana monaca infedele!...

Soltanto una persona non cattolica, infatti, può ignorare uno tra i dogmi fondamentale della Chiesa romana, come l’assunzione in cielo di Maria in anima e corpo. La Madre di Dio siede oggi alla destra del divino suo Figlio, in paradiso, e le sue sante ossa immacolate, le sue sante carni virginali che hanno portato la salvezza del mondo sono ben al riparo dai sudici artigli lebbrosi di qualsiasi venditore simoniaco di questa terra!!!

Da questa ignoranza principale del falsario sorge, di conseguenza, quella secondaria, per cui si vede addirittura che, nella teca, alla blasfema “reliquia” della Madonna non è neppure riservato il posto d’onore, cioè in capo alle quattro disposte a croce, bensì quello sinistro: ma d’altra parte, da un sudicio mascalzone falsificatore di reliquie che ignora il dogma dell’assunzione, come si sarebbe potuta pretendere la conoscenza del fatto che, alla Beata Vergine, la Chiesa riservi uno speciale culto di iperdulia? A meno che, beninteso, il falsario non abbia in realtà voluto prendersi gioco della colpevole ignoranza di troppi cattolici: ricordiamo, infatti, che questa ridicola e infame cianfrusaglia è comunque riuscita a trovare un compratore!!!

Le teche porta false “reliquie” di questo tipo, vendute sempre e soltanto da “xxxxxxxxxxxxxxxx” che ne detiene evidentemente il monopolio (chissà come mai...), fino a questo momento sono state varie centinaia. Allorquando questo apostolato segnalava quotidianamente tutte le reliquie false messe in vendita su eBay, le teche di questo tipo sono state smascherate più e più volte, purtroppo invano. La loro produzione e commercializzazione è continuata imperterrita fino ad oggi: la speranza è comunque che, d’ora in poi, dopo un tanto grossolano infortunio esse spariscano finalmente dalla circolazione, per ritornare tra quella immondizia in cui certamente si rotola grufolando chi le produce.

GUIDO