Falsi Svampa

Tra il 2006 e i primi mesi del corrente 2007 sono state messe in vendita un certo numero di reliquie in teca d’argento con ornamenti in filigrana, tutte importantissime e quasi sempre della “Vera Croce”

Le teche non erano mai accompagnate da lettere di autentica e a prima vista sarebbero anche potute sembrare genuine, se non fosse stato per un piccolo ma decisivo particolare. Il loro sigillo in ceralacca mostra l’impronta di uno stemma cardinalizio entro cornice rettangolare, specifica forma geometrica che, come qualsiasi studente al primo esame di paleografia e diplomatica sa bene, in sfragistica è stata usata soltanto tra la seconda metà del XIX e i decenni iniziali del XX secolo. Le teche utilizzate per racchiudere le “reliquie”, però, risultano tutte di fabbricazione recente, non più antiche degli anni Ottanta del secolo appena trascorso. Inoltre i cartigli identificativi delle “reliquie” stesse appaiono palesemente usciti da una stampante a getto d’inchiostro collegata a un computer, elemento che deve necessariamente far presupporre la preparazione delle teche in un momento successivo la metà circa degli anni Novanta.

Il falsario, evidentemente, ha potuto reperire sul mercato antiquario il sigillo personale di un antico principe della Chiesa (purtroppo non mi è ancora riuscito di risalire all’identità precisa di questo cardinale arcivescovo sulla base del suo stemma, che rappresenta 3 monticelli sormontati da un sole raggiante: comunque, ripeto, deve essere vissuto tra la seconda metà del XIX e i decenni iniziali del XX secolo), e deve aver pensato di utilizzarlo per fabbricare un certo numero di reliquie false.

Questo infame truffatore però, oltre ad essere maldestro dal punto di vista antiquariale, è anche molto ignorante e dimostra di non conoscere il latino, cosa evidentemente improponibile per un qualsiasi cardinale della Chiesa cattolica! Se infatti leggiamo i cartigli identificativi da lui posti all’interno delle teche, subito osserviamo che la dicitura “ex ossibus”, la quale in buon latino è sempre seguita dal nome del relativo santo declinato in caso genitivo, è invece accompagnata da nomi declinati in caso nominativo, che si possono pertanto presumere ricopiati “a pappagallo” dall’indice di un martirologio o più probabilmente da qualche vecchio calendario liturgico. Ecco alcuni esempi: “Ex ossibus S. Urbanus II Pont.”, anziché “Ex ossibus S(ancti). Urbani II Pont(ificis).”; “Ex ossibus S. Liberator Ep. et M.”, anziché “Ex ossibus S(ancti). Liberatoris Ep(iscopi). et M(artyris).”; “Ex ossibus S. Leo III Pont.”, anziché “Ex ossibus S(ancti). Leonis III Pont(ificis).”. E via continuando.

A volte, poi, il falsario commette veri e propri grossolani errori di grammatica latina, come nella teca in cui ha scritto: “Ex ossibus S. Paule I Pont.”, usando il caso vocativo, “Paule”, anziché il caso genitivo “Pauli” come sarebbe stato corretto. Oppure come in un’altra teca in cui ha scritto: “Ex ossibus S. Antonii Da Padua Conf.”, anziché “Ex ossibus S(ancti). Antonii a Padua Conf(essoris)”.

La preposizione “da” appartiene alla lingua italiana, non a quella latina, e già questo particolare sarebbe stato sufficiente a indicarci, anche da solo, la nazionalità del falsario. Essa comunque ci viene confermata senza più ombra di dubbio da un’altra teca il cui cartiglio recita, in pura lingua italiana: “Os(sa di) S(anta) Caterina da Bologna”.

Aggiornamento del 29 luglio 2008
Per mesi e mesi ho fatto ricerche per poter risalire all’effettivo antico proprietario di questo sigillo cardinalizio, del tutto inutilmente, e quasi avevo finito per credere che si trattasse di un disegno di fantasia. Invece, adesso, il nostro “amico” UFOmann ha risolto per me il mistero! Infatti, nella sua bottega di “reliquiari contenenti reliquie”, è stata appena posta in vendita una teca antica (le relative fotografie sono in allegato), con reliquie della Madonna e di vari altri santi, contrassegnata proprio da questo sigillo che il nostro “simoniaco preferito” attribuisce a monsignor Domenico Svampa, cardinale arcivescovo di Bologna dal 1894 al 1907.

Non so come UFOmann sia potuto giungere a questa identificazione, che però sembra verosimile. Il sigillo, infatti, sarebbe in questo caso del tipo “parlante”, cioè una specie di rappresentazione grafica del cognome del proprietario. Il cardinale Svampa era di Montegranaro (in provincia di Ascoli Piceno), da cui la presenza sul sigillo della montagna stilizzata; il suo cognome, inoltre, in italiano antico significa “vampa”, cioè “ondata di calore” proveniente dal sole, da cui dunque, sul sigillo, la figura del sole raggiante

. Ora che si è potuta appurare l’esatta cronologia del sigillo, definire i connotati precisi dei falsi recentemente prodotti facendo abuso di esso risulta molto più semplice: tutte le teche contrassegnate da questo sigillo, che all’esame tipologico appaiano più recenti del 1907, sono da considerare invariabilmente false! Da questa scoperta risultano anche situazione molto divertenti. Ad esempio, tra i vari esempi di questi falsi avevamo già pubblicato la foto di una teca con “reliquia” di Santa Gemma Galgani, che non solo è stata canonizzata nel 1940, ma nel 1907 era morta da appena 4 anni!...

Stesso discorso per San Domenico Savio, canonizzato solo nel 1954 (in allegato le foto della teca in questione).

GUIDO